Dalla Knowledge Base al Deploy: come ELAN42 ha costruito una suite Agentica per il Team

Tre figure in abiti futuristici in un ambiente digitale con codice binario.

Come si organizza un’agenzia quando smette di usare l’AI come un tool e inizia a conviverci come un collega? ELAN42 ha risposto costruendo un sistema di memoria condivisa, ruoli chiari tra agenti, e un’infrastruttura cloud che azzera i segreti in chiaro.

Negli ultimi mesi, in ELAN42 abbiamo affrontato un problema che chi lavora con l’AI generativa conosce bene: più agenti usi, più contesto perdi. Ogni sessione ripartiva da zero, ogni agente rifaceva le stesse domande, e la conoscenza aziendale — chi fa cosa, quali clienti abbiamo, come sono strutturati i progetti — viveva sparsa tra chat, file locali e teste delle persone.

La soluzione non è stata “un tool in più”. È stata ripensare come un’agenzia digitale organizza la propria memoria, i propri agenti, e la propria infrastruttura quando l’AI smette di essere un assistente occasionale e diventa un collaboratore stabile.

Ecco i tre pilastri che abbiamo costruito.

1. Una Wiki che parla il linguaggio degli LLM (e si sdoppia da sola)

Il primo problema era la memoria. Un’agenzia accumula conoscenza — team, competenze, clienti, stack tecnologico, bandi vinti — ma quella conoscenza raramente è strutturata per essere letta da un’intelligenza artificiale.

Abbiamo costruito una LLM Wiki: un archivio in Markdown puro, wiki-linkato, dove ogni pagina ha una fonte, una data di aggiornamento, e collegamenti a pagine correlate. È il formato che un modello linguistico legge meglio — niente HTML, niente CMS, solo testo strutturato che l’AI può interrogare senza “context rot” (il decadimento di qualità che si verifica quando un LLM viene inondato di informazioni non pertinenti).

Ma c’è un vincolo che ogni agenzia conosce bene: non tutta la conoscenza aziendale è condivisibile con tutto lo staff. Costi del personale, dati anagrafici sensibili, topologia dei server: sono informazioni che restano riservate a chi le gestisce direttamente.

Per questo la Wiki si sdoppia automaticamente:

Il risultato: ogni collaboratore, quando apre un nuovo progetto, eredita automaticamente il contesto aziendale — chi siamo, cosa sappiamo fare, quali strumenti usiamo — senza che nessuno debba spiegarglielo a voce, e senza che dati sensibili finiscano dove non dovrebbero.

Un'illustrazione d'arte digitale di due robot umanoidi seduti l'uno di fronte all'altro a una scrivania illuminata da circuiti ciano e verdi. Tra loro fluttua un display olografico con un'icona centrale di sincronizzazione e simboli di file, a cui entrambi stanno lavorando. L'ambiente è un laboratorio tecnologico densamente cablato con luci a LED ciano.
La sdoppiatura automatica della conoscenza aziendale in ELAN42: un unico archivio in Markdown genera un estratto sicuro per il team senza esporre dati sensibili.

2. Due agenti, un solo tavolo: come dividere il lavoro tra AI diverse

Il secondo problema era più sottile: quando più agenti AI lavorano sullo stesso progetto, chi fa cosa?

In ELAN42 usiamo due agenti con ruoli distinti:

Il rischio, però, è ovvio: due agenti che scrivono sullo stesso repository, senza coordinamento, generano conflitti — file sovrascritti, contesto perso, lavoro duplicato o, peggio, cancellato per errore.

Abbiamo risolto il problema con tre regole semplici ma non negoziabili:

  1. Mai in contemporanea. Un solo agente alla volta lavora sul progetto.
  2. Un file di passaggio (handoff) che ogni agente legge all’inizio e aggiorna alla fine: cosa è stato fatto, cosa NON va toccato, quali sono le prossime azioni.
  3. Commit isolati e tracciabili — mai un commit generico che assorbe tutto il lavoro in corso: ogni agente aggiunge solo i file che ha effettivamente toccato, con una firma che identifica chi ha fatto cosa.

Il beneficio più concreto? Zero conflitti git in settimane di lavoro parallelo. E soprattutto: quando riprendi una sessione — anche a distanza di giorni — non devi rispiegare nulla. Il contesto è già lì, scritto da chi ti ha preceduto.

Una scena fantascientifica che mostra due androidi stilizzati (uno con visiera a griglia ciano, l'altro con visiera a griglia verde) seduti a una postazione di lavoro a scrivania di circuiti proiettati. Un'interfaccia olografica semitrasparente fluttuante visualizza un'icona di sincronizzazione dati centrale, diagrammi geometrici e strutture di file, con entrambi i robot che usano le mani per interagire con i dati. L'ambiente è un laboratorio di rete con cablaggi densi e illuminazione ciano e verde dominante.
Il coordinamento operativo tra Claude e Gemini: l’uso di un file di handoff e di regole di accesso precise azzera i conflitti di versionamento del codice.

3. Segreti in un caveau, non in un file

Il terzo pilastro riguarda la sicurezza. Token, password, chiavi API: sono il tallone d’Achille di qualsiasi automazione. Basta un commit distratto per esporre credenziali in chiaro su un repository — anche privato.

Abbiamo eliminato il problema alla radice, spostando ogni segreto in un vault cloud dedicato (Google Cloud Secret Manager), accessibile solo tramite autenticazione a livello di identità — non più file di chiavi salvati su disco, non più .env versionati per sbaglio.

from scripts.apa_vault import get_secret, hydrate
hydrate()
token = get_secret("NOME_SEGRETO")

Ogni script, ogni agente, ogni progetto legge i propri segreti da un’unica fonte centralizzata, senza mai doverli scrivere in chiaro da nessuna parte. Se per errore un segreto finisse comunque in un commit, il problema viene segnalato immediatamente — non scoperto mesi dopo.

Due specialisti di dati cyborg, le loro figure bianche e ciano illuminate dai circuiti proiettati della loro scrivania futuristica, collaborano su un'interfaccia olografica fluttuante. Un simbolo di aggiornamento e sincronizzazione centrale è il punto focale del loro lavoro, un ponte di dati digitali tra le loro menti artificiali, in un laboratorio server fantascientifico.
Centralizzazione e sicurezza delle credenziali: chiavi API e token sono protetti e isolati all’interno di Google Cloud Secret Manager, eliminando i file locali in chiaro.

Perché ne vale la pena

Costruire questa infrastruttura ha richiesto disciplina: niente scorciatoie, niente “lo sistemo dopo”. Ma il ritorno si vede già:

🚀 Il “digitale umano” in cui crediamo non è rifiutare l’automazione:
significa costruirla in modo che liberi le persone, invece di generare più caos di quanto ne risolva.

Entra nell’era Agentica!

Con CIAO, la rubrica AI di ELAN42, continueremo a raccontare gli strumenti e i metodi che usiamo davvero — non solo quelli di cui parliamo.

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