Il dodicesimo supercomputer al mondo e le carte della Resistenza: l’Ingegneria Civile della Memoria

Illustrazione tech-cyberpunk Partigiana a Venezia: vicolo notturno, pugno alzato, corpo che si trasforma in flussi di dati glitch acid green con testo (Veneziani! RESISTENZA) verso una nuvola digitale nel cielo. Colori ELAN42.

Quando pensiamo alle grandi opere di ingegneria civile che hanno costruito e unito il nostro Paese, ci vengono in mente ponti, dighe, autostrade e ferrovie. Infrastrutture immense, nate da investimenti pubblici per proiettare una nazione verso il futuro. Ma oggi, le opere pubbliche più formidabili e cruciali per il nostro sviluppo non sono fatte di cemento, ma di silicio, nodi di calcolo e dati.

Questo articolo è il seguito di OCR con AI in locale: 7.444 pagine senza cloud (e con una scheda grafica da 8 GB) Quando abbiamo iniziato questo progetto non pensavamo che saremmo arrivati fin qui!.

Leonardo, il supercomputer del CINECA di Bologna, è esattamente questo: una cattedrale dell’ingegneria moderna, un’infrastruttura di calcolo ad alte prestazioni nata per accelerare la ricerca e l’innovazione. Ed è proprio incrociando questa immensa potenza pubblica con la storia di chi il nostro Paese lo ha letteralmente fondato, che il nostro progetto ha preso vita.

Il limite invalicabile dei nostri 8 Gigabyte

In un nostro precedente articolo, avevamo raccontato una sfida vinta che sembrava impossibile: la digitalizzazione di 7.444 pagine del dizionario Tommaseo-Bellini (1861-1879). Avevamo portato a termine la trascrizione in circa 140 ore macchina, utilizzando una singola scheda grafica consumer da 8 gigabyte, lavorando rigorosamente in locale e con una spesa cloud pari a zero.

Il vero ostacolo di quel progetto non era stata la lingua ottocentesca, ma l’impaginazione. Le tre colonne fitte mandavano i modelli in un pericoloso loop degenerativo, costringendo l’intelligenza artificiale a ripetere se stessa all’infinito creando un output che passava per testo valido pur essendo un errore. Quella strada ha funzionato per la stampa strutturata. Ma quando ci siamo avvicinati al mondo dei manoscritti e dei documenti storici deteriorati, ci siamo scontrati con un limite fisico invalicabile. Per leggere testi scritti a mano, servono modelli di Intelligenza Artificiale che nella nostra scheda da 8 giga semplicemente non entrano. Il libro, in sostanza, non ci stava più sullo scaffale.

Documenti storici fluttuanti della Resistenza italiana in un data center con chip integrato e dati cadenti.
La conservazione della memoria storica veneziana nell’era del cloud: fusione tra archivi cartacei e dati digitali.

Il salto su Leonardo: 32 volte più grandi

Per superare questo muro, in pieno Agosto abbiamo fatto richiesta tramite EuroHPC per accedere a Leonardo: attualmente il 12° supercomputer al mondo.

La risposta è stata fulminea: in qualche giorno AI-MUSE ha ottenuto risorse di calcolo attraverso IT4LIA AI Factory (EuroHPC), progetto EHPC-AIF-2026PG01-1068. L’elaborazione gira su Leonardo Booster, CINECA Bologna. 🚀

5.000 ore GPU, dal 24 agosto al 24 novembre 2026. Per capire la portata di questa infrastruttura civile: Leonardo conta 3.456 nodi, e ognuno di essi vanta quattro GPU da 64 gigabyte. Parliamo di 256 giga di memoria video per nodo, contro i nostri 8. Una capacità 32 volte superiore.

Abbiamo chiesto “poco” tempo di calcolo di proposito. Il livello testuale continuerà a girare sul nostro ferro, a Venezia; a Leonardo chiediamo esclusivamente l’unica fase di elaborazione che in casa nostra non ci sta, ovvero il riconoscimento del manoscritto su larga scala. Questo alimenterà il nostro progetto AI-MUSE, concepito per digitalizzare le fonti storiche dei musei europei con modelli open-source, creando un flusso assistito dall’AI in cui il curatore umano ha sempre l’ultima parola.

L’Ingegneria civile incontra i fondatori del Paese

L’IVESER (l’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea), ha deciso di aderire al progetto AI-MUSE, e quindi ci aprirà i suoi archivi di cui abbiamo realizzato il sito web già diversi anni fa: Un Secolo di Carta

Alcuni documenti sono tecnicamente molto difficili:

È qui che l’ingegneria civile moderna incontra l’ingegneria sociale su cui si fonda la nostra Repubblica. Quelle donne e quegli uomini che stampavano testate come “Fedeltà all’Italia”, “Fronte Unico” o “Giustizia e Libertà” nel 1944 stavano gettando le fondamenta del nostro Paese democratico. Lo facevano con mezzi precari, rischiando la vita per ogni singolo volantino, producendo documenti che oggi, per una normale macchina, sono impossibili da decifrare.

Oggi, noi prendiamo il punto più alto degli investimenti in infrastrutture civili del nostro decennio – un supercomputer concepito per il progresso scientifico nazionale ed europeo – e lo usiamo per salvare la memoria di chi quel Paese lo ha costruito lottando.

Il Digitale Umano non è retorica

Oggi AI-MUSE è diventato un progetto a sè stante: ai-muse.eu
ed è finalista (Step 2) nel bando CR.EU.IN. Heritage.

Il nostro compito è estremamente tecnico e concreto. Oggi quei fogli documenti sono illeggibili da una macchina, e quindi introvabili. E un archivio che non si può cercare liberamente è come se non esistesse nel mondo vivo. Rimetterli in circolo usando la potenza del supercalcolo è la nostra definizione di “Digitale Umano”.

Quando l’alta ingegneria civile e tecnologica viene messa al servizio della cultura e della memoria storica, chiudiamo un cerchio perfetto. Usiamo le infrastrutture del futuro per proteggere chi ci ha garantito un futuro. E alla fine, è proprio questo l’obiettivo ultimo dell’innovazione: ricordarci perché vale la pena progredire.

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